Il settore immobiliare milanese continua a crescere e, attirando sempre più turisti, cresce anche il mercato delle case vacanza. Ma cosa devo fare per affittare ai visitatori?

Milano continua a crescere anno dopo anno ed oltre che essere una delle capitali economiche d’Europa è sempre più anche città di turismo, incentivando un altro settore nel già dinamico mercato immobiliare meneghino, quello delle case vacanza.

Si apre sempre più una nuova fonte di guadagno per chi ha a disposizione qualche immobile a Milano, magari per riuscire a riempire i buchi lasciati dagli studenti fuori sede che per vari motivi tornano a casa.

Ma che leggi regolano l’affitto a fini turistici?

Come prima cosa bisogna distinguere due categorie, gli AFFITTI TURISTICI e le CASE VACANZA, entrambi sono applicabili solo ed esclusivamente ad immobili ad uso abitativo come appartamenti e ville con le loro pertinenze, che possono essere completamente arredati.

L’affitto turistico:

Disciplinato dal DL 50/2017 è la situazione più semplice in assoluto, non è altro che un immobile ad uso abitativo dato in locazione ad uso turistico per periodi che vanno da un minimo di 7 giorni ad un massimo di 6 mesi, con stipula di un contratto scritto se il soggiorno dura più di 30 giorni.

La locazione viene effettuata da e per persone fisiche, a cui il proprietario non può aggiungere nessun tipo di servizio accessorio.

Il tema dei servizi accessori è di fondamentale importanza ed è molto rischioso ignorarlo, la fornitura di questo tipo di servizi infatti (pulizia dell’immobile durante il soggiorno, servizio pasti e fornitura della biancheria) è di dominio delle strutture ricettive (come ostelli e b&b), che sono tassati di conseguenza e sono regolati da norme differenti.

Infine, bisogna sottostare ad alcuni adempimenti quali ovviamente, l’emissione della fattura relativa al soggiorno, la comunicazione alla questura per via telematica dell’arrivo dell’ospite entro il giorno successivo, ed il pagamento della tassa di soggiorno.

La casa vacanza

Disciplinata dall’articolo 53 del codice del turismo, a differenza dell’abitazione data in locazione con l’affitto breve è considerabile a tutti gli effetti una struttura ricettiva extra-alberghiera, in quanto tale possono essere forniti i servizi accessori proibiti negli affitti brevi; può essere gestita in maniera sia imprenditoriale che non imprenditoriale.

Sono presenti adempimenti ulteriori quali l’obbligo di esposizione dei prezzi massimi all’interno dell’abitazione, la comunicazione dei flussi turistici alle autorità e vanno dichiarate inizio e cessazione delle attività presso lo sportello unico delle attività produttive.

Attenzione! Ogni regione prevede poi una regolamentazione specifica per le case vacanza (ad esempio, a Roma si considera attività non imprenditoriale se l’attività turistica è interrotta per almeno 100 giorni, mentre a Milano per 90).

La classificazione come casa vacanza è una modalità che consente l’erogazione di una quantità indefinita di servizi rendendola, nei casi più professionali, più vicina ad un hotel piuttosto che ad una casa affittata a dei turisti.

Tendenzialmente la scelta dell’affitto turistico è quella che richiede il minor impegno da un punto di vista di energie e di tempo, mentre la casa vacanza (anche se può comunque essere gestita in maniera non imprenditoriale), è sicuramente una scelta più onerosa e professionale; le differenze legali comunque devono essere analizzate nello specifico e sempre meglio con l’ausilio di un professionista, ma conoscere le differenze tra le modalità di affitto ai turisti può essere un primo passo per una nuova fonte di reddito.

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